Vivere nel centro storico di Ferrara: Magnifiche Case tra storia e magia

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Il centro storico di Ferrara è un luogo magico, ricco di storia, d’arte e di cultura: i ferraresi lo sanno bene, perché vivono in quest’atmosfera fatata tutti i giorni! In ogni palazzo e in ogni casa del centro risuonano le eco di epoche antiche, e le incantevoli decorazioni di alcune abitazioni in vendita ricordano le gesta leggendarie della corte estense e le figure che nei secoli passati hanno contribuito a dare lustro alla città delle quattro torri.

Chi, come noi, ha la fortuna di visitare per lavoro tante proprietà del centro è straordinariamente privilegiato! Ricordo ancora la visita ad una abitazione in fase di ristrutturazione del centro storico: si trovava in un palazzo che originariamente era un’ ala del castello estense, che includeva la cappellina privata in cui si ritirava in preghiera nientemeno che Lucrezia Borgia! Non potete immaginare quale sia stata la mia meraviglia nel ritrovarmi dentro quell’ambiente, con i suoi incredibili decori, ora trasformato in una camera da letto matrimoniale! Non solo quella stanza, ma tutto l’appartamento con i suoi affreschi, i pavimenti antichi e le massicce travi del soffitto, sembrava un’autentica macchina del tempo, che mi riportava indietro fino a quell’epoca memorabile di fasti e di glorie!

Già mi sembrava di essere affacciata ad uno dei balconi per ammirare il corteo della figlia di papa Alessandro VI Borgia che arrivava a Ferrara per sposare il duca Alfonso, elegantissima nel suo vestito di seta e pizzi e con un’acconciatura di finissime perle a adornare i suoi leggendari boccoli biondi…

Forse a questo punto vi ho messo un po’ di curiosità su una delle figure femminili più controverse del Rinascimento italiano, che decise di vivere il resto della sua vita nel ducato estense, e che lasciò la sua impronta indelebile nella nostra città? Allora seguitemi, e vi svelerò la vita a dir poco romanzesca di Lucrezia a Ferrara, fra trame di corte, amori, invidie, gelosie, storie e leggende che non mancheranno di affascinarvi.

Una delle chiavi per capire questo celeberrimo personaggio sta nel rapporto che la nobildonna iberica ebbe con la sorella del suo sposo Alfonso, la cognata Isabella d’Este. Già, perché si trattò di una di quelle rivalità epiche, così forte e tumultuosa da spaccare in due la corte e la città tutta tra i sostenitori dell’una e dell’altra.

Isabella e Lucrezia, cognate e rivali

Tutto cominciò nell’estate del 1501: il 26 agosto, nel giorno del suo onomastico, papa Alessandro VI Borgia stipulò il contratto di nozze della figlia Lucrezia con il figlio di Ercole d’Este, Alfonso. All’epoca, si sa, nelle casate nobili i matrimoni suggellavano delle vere e proprie alleanze, venivano decisi dai capifamiglia, e si celebravano per procura, senza nemmeno il bisogno che i due futuri coniugi si conoscessero: il matrimonio tra Alfonso e Lucrezia si celebrò per l’appunto per procura, il 1º settembre.

Le maldicenze

Per le strade di Ferrara la notizia del matrimonio del figlio del duca si sparse rapidamente, e così pure i pettegolezzi sul conto della sposa. Già, perché bisogna sapere che, a soli 21 anni, la povera Lucrezia ne aveva già passate parecchie! A soli 14 anni era andata sposa al nipote del Duca di Milano, Giovanni Sforza, ma il matrimonio durò solo quattro anni, perché il padre della sposa mirava ad un matrimonio più cospicuo per la propria famiglia, e perciò fece annullare il vincolo, costringendo Giovanni a giurare che il matrimonio non era stato consumato. Papa Alessandro VI infatti aveva puntato gli occhi sull’alleanza col potente e ricco regno di Napoli, e fu così che – dietro pagamento di una cospicua dote! – diede la mano di Lucrezia ad Alfonso d’Aragona, figlio (illegittimo, ma poco importa) del re Alfonso II di Napoli. Non passò nemmeno un anno e Papa Borgia intraprese una politica filofrancese, di cui fece le spese proprio lo sposo di Lucrezia: Alfonso fu assassinato dal cognato (Cesare Borgia, detto il Valentino). Il secondo matrimonio aveva lasciato Lucrezia vedova a soli 19 anni e madre del piccolo Rodrigo, figlio del defunto marito. Però… Lucrezia era davvero una bellissima ragazza, dal sangue caliente, e fu così che arrivò un secondo figlio, illegittimo, nato dalla passione con un messaggero papale spagnolo

Di tutte le maldicenze che giravano sul suo conto, la peggiore era senza dubbio quella che la voleva “figlia, moglie e nuora” del pontefice. La voce, messa in giro dal primo marito, che la ripudiò accusandola di incesto (ma le vere ragioni del divorzio, come detto, erano politiche), fu involontariamente corroborata dal papa stesso, che in due bolle successive attribuì il figlio illegittimo di Lucrezia prima a Cesare, il fratello, e poi a sé stesso.

Povera Lucrezia, a 21 anni aveva proprio un bel curriculum, e i ferraresi, allora come oggi, avevano di che chiacchierare!

La dote

Mettetevi nei panni dello sposo: con tutte queste dicerie sulla futura sposa, non poteva essere proprio entusiasta del matrimonio. A convincerlo, però, contribuì sia la raccomandazione di re Luigi XII di Francia, protettore di Ferrara, sia (soprattutto!) la ricca dote di 300.000 ducati (circa 5 milioni di Euro di oggi) promessa da Papa Borgia, una vera manna per le casse vuote del duca di Ferrara.

La sposa a Ferrara

Il 2 febbraio 1502 Lucrezia fece il suo ingresso trionfale per le strade di Ferrara, accolta con gioia dagli abitanti della città. Il cronista Bernardino Zambotti, testimone degli eventi di quel giorno, scrisse che era “bellettissima de faccia, occhi vaghi e allegri, dritta de persona e in statura, accorta, prudentissima, sapientissima, allegra, piacevole e umanissima”, ovvero, come direbbero i ferraresi d’oggi, proprio “un gran pezzo di gnocca!” Lucrezia era radiosa nel suo abito di seta ricamato in oro e foderato di ermellino, la sua collana di diamanti e rubini, e i suoi splendidi boccoli biondi valorizzati da un’elegante cuffia arricchita di perle. I gioielli che indossava appartenevano alla famiglia d’Este, ma molti di più ce n’erano nella ricchissima dote caricata sul dorso dei 72 muli che seguivano il corteo.

L’invidia della First Lady

La cognata Isabella d’Este, marchesa di Mantova, durante tutti i festeggiamenti ebbe l’incombenza di fare gli onori di casa con banchetti sontuosi, musica, danze, giostre cavalleresche e spettacoli teatrali. Tuttavia, la first lady della corte estense (il padre Ercole era rimasto vedovo di Eleonora d’Aragona nel 1493, e Isabella aveva preso a Ferrara il posto d’onore della madre) non era affatto contenta della nuova arrivata. Le lettere che scriveva in quei giorni al marito Francesco Gonzaga trasudavano ostilità nei suoi confronti, ed erano zeppe di calunnie e commenti acidi. Isabella moriva di gelosia nei confronti di Lucrezia, che era più giovane e bella di lei, e che, grazie anche ad un carattere più affabile e gioioso, stava conquistando il cuore di tutti a Ferrara.

Lucrezia e le sue damigelle conquistano gli uomini d’Este.

Alfonso d’Este non si curava più delle maldicenze, ed anzi era compiaciuto della bellezza e affabilità di Lucrezia. E le damigelle di Lucrezia non erano certo da meno: le spagnole venute da Roma avevano letteralmente fatto perdere la testa ai cognati Ippolito, Giulio e Ferrante e lo stesso suocero Ercole scrisse a papa Alessandro di essere contentissimo della nuora. Ma tanto più gli uomini di casa d’Este erano in visibilio per Lucrezia e le sue dame, quanto più Isabella diventava verde d’invidia, celando a stento il suo astio per la cognata dietro a una maschera di finta cordialità. Lucrezia per la verità ci provava ad essere amica della cognata, ma Isabella rimaneva fredda e sdegnosa e anzi, giunse al punto di mettere alle costole di Lucrezia due fidati informatori, per cercare di coglierla in fallo e svergognarla alla prima occasione.

Isabella la colta

Isabella forse non era bella come la cognata, ma non le mancavano certamente le qualità. Era una donna di grande cultura e intelligenza, mecenate e collezionista d’arte, conosceva bene il greco e il latino, recitava Virgilio e Omero a memoria. Era anche una brava cantante e musicista, sapeva suonare il liuto, ed aveva talento per la danza. Conosceva personalmente i pittori, musicisti, scrittori e studiosi che vissero dentro e intorno alla corte, e spesso discuteva di politica da pari a pari con gli ambasciatori. Il marchese Francesco II Gonzaga subiva l’intraprendenza di una moglie così determinata e abile nel governare in sua assenza, scaltra nel dirigere gli affari di stato quanto insuperabile nel tessere alleanze, una sorta di Machiavelli in gonnella.

Lucrezia la gioiosa

Lucrezia aveva tutt’altro carattere. Aveva imparato a Roma, tra due prepotenti come il padre Alessandro VI e il fratello Cesare – politico astuto e spregiudicato – a non sfidare gli uomini di famiglia. Riusciva tuttavia a ottenere i suoi obiettivi senza imporsi, ma piuttosto mostrandosi docile e apparentemente meno pericolosa. La femminilità, il fascino e la seduzione erano le sue armi più efficaci. Il carattere gioioso era un’altra notevole freccia al suo arco: si dice che a Ferrara il suo sorriso fosse in grado di sciogliere qualsiasi avversità. Tranne, evidentemente, quella della cognata.

…non sempre

Nonostante tutto ciò, Lucrezia fu anche una donna fragile, vulnerabile, costretta spesso a subire i destini che gli uomini della sua vita le imposero. Non mancarono nella sua vita lutti e tristezze: nonostante Alfonso e Lucrezia ebbero sette figli, dovette sopportare ripetuti aborti; perse anche il figlioletto Rodrigo d’Aragona, di 12 anni, avuto dal precedente matrimonio. Fu in lutto anche per la morte del padre, nel 1503, e dell’amato e odiato fratello Cesare, nel 1507.

La resa dei conti

La rivalità di Isabella e Lucrezia si manifestava a più livelli, a partire dalla corte. Per animare le loro feste, le due cognate si contendevano le star del momento, come i “cantautori” Marchetto Cara e Bartolomeo Tromboncino.

Pietro Bembo: amor cortese oppure tresca?

Tra i letterati, Lucrezia nel 1502 fece un colpo grosso, assicurando a Ferrara la presenza del poeta veneziano Pietro Bembo, tanto raffinato quanto fisicamente prestante. Isabella non poteva sopportare l’affronto, e fece di tutto per convincere l’affascinante veneto a trasferirsi a Mantova, ma evidentemente gli argomenti della cognata erano migliori. Infatti, gli informatori di Isabella ci misero poco a scoprire le carte: Bembo si era innamorato della bella Lucrezia, e lei lo ricambiava. Forse si trattò solo di amore platonico, ma è certo che tra i due vi fu un intenso scambio di lettere e di versi, e il poeta dedicò alla spagnola l’opera Gli Asolani, un dialogo sull’amore. Nel 1505, quando la peste decimò la popolazione della città, Bembo lasciò improvvisamente Ferrara: dietro l’inattesa partenza probabilmente c’era lo zampino di Isabella, che aveva avvisato il fratello Alfonso della relazione tra la moglie e il poeta.

La vendetta di Lucrezia

Lucrezia non tardò a vendicarsi: la Borgia accettò l’invito del cognato Francesco Gonzaga, incallito dongiovanni, a fermarsi con lui nel suo castello di Borgoforte, prima di recarsi in visita a Mantova. Se i due commisero o no l’adulterio non fu mai chiaro, certo è che Lucrezia non fece nulla per far credere il contrario. Isabella rimase pesantemente scornata, e ci scappò pure il morto. Alfonso d’Este seppe della tresca, e nell’estate del 1508 fu trovato a Ferrara il corpo accoltellato di Ercole Strozzi, uomo di fiducia di Lucrezia e intermediario tra lei e il Gonzaga. Le circostanze non furono mai chiarite, ma il delitto aveva l’aria di un avvertimento ai due amanti.

Epilogo

Lucrezia morì il 24 giugno 1519, a soli 39 anni, lasciando la famiglia e la città in un profondo lutto. Venne sepolta nel monastero del Corpus Domini in centro a Ferrara, con indosso l’abito da terziaria francescana.

Qualche mese prima era morto a Mantova Francesco II Gonzaga, il marito della cognata. Isabella, rimasta vedova, fu un capo di stato capace e risoluto. La marchesa governò Mantova giocando un ruolo importante nella politica italiana del tempo e rafforzando il prestigio del marchesato mantovano. Morì a Solarolo, in Romagna, il 13 febbraio 1539.

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